Storia di una Lumaca che scoprì l’Importanza della Lentezza – Luis Sepùlveda

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Insomma ‘na lumaca un giorno alza la testa e dice:
Perché so’ così lenta? Ma a voi, altre lumache, non vi scoccia essere così lente?
– No, a noi ci  va bene, è nella natura delle cose.
– Ma che ne sapete voi della natura delle cose se non vi siete mai allontanate da questo prato? Magari qua vicino c’è un’officina e troviamo un meccanico bravo che ci toglie i diaframmi e poi schizziamo come lepri. Ma dico io, la storia del Booster MBK non v’ha insegnato niente?
– No, niente.
– Ah, niente eh?
– Niente.
– E allora me ne vado.
– E allora ciao, lumaca.
– Nun me chiamo Lumaca: sono una lumaca. Lumaca è un nome comune, non un nome proprio: ma a scuola che ci andate a fare?
– Non ci andiamo.
– Ah, ecco. Mo torna tutto. Basta, me ne vado. E tornerò con un nome proprio, e ne saprò anche di più su ‘sta sfiga della lentezza.
– Ma ancora qua stai?
-Aò ammazza, siete lente ma cattive, li mortacci vostri….

E così dicendo si mise in cammino.

Il presupposto è questo, che non è male affatto. Peccato però che poi non succeda niente.
La lumaca rimedia da una tartaruga un mezzo nome che poi è più un soprannome; non diventa veloce, non scopre perché è lenta. Capisce però che la lentezza può essere utile, che poi è anche il motivo per cui uno come Thiago Motta gioca in nazionale.

Una delusione. Avevo imboccato con tutte le scarpe alla storia del “motivo” e alla fine mi sono dovuto accontentare dell'”importanza”, che poi c’era scritto pure sul titolo, mannaggia all’umidità che c’ho nella testa.

L’unica cosa buona è che come libro della buonanotte funziona molto bene. Provate a leggerne mezza pagina a qualcuno sdraiato e vedrete che alla quarta riga gli si rigireranno gli occhi. Complice anche il centinaio di ripetizioni dell’accattivante costrutto verbale “…lentamente , molto lentamente…” che l’autore crede essere una finezza ma che di fatto invece è solo una inutile ripetizione riconosciuta anche da una cinquenne che crede ci stia mettendo del mio: Papà se dici un’altra volta “lentamentemoltolentamente” spacco la casa.

Ecco, buonanotte.

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