Foglie d’Erba – Walt Whitman

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Il poeta è una figura forte ma rischiosa. Il poeta è uno che racconta cose che vede solo lui. Ma non tipo il veggente, che le vede proprio solo lui. Il poeta vede quello che vediamo noi, però lo penetra: prende un pezzettino di realtà, tipo la goccia di rugiada che scivola sulla foglia di Aloe, e ne racconta la vita, la morte, i miracoli, le opere, le omissioni. In quella goccia ci infila la testa, vede quello che vede la goccia, e poi lo racconta a noi ansiosissimissimi di sapere cosa si prova ad essere goccia. Che poi a mio terraterra avviso è proprio questo il problema: e cioè che il poeta deve trovare qualcuno a cui importi di sapere che cazzo di fine fa la goccia una volta arrivata in punta alla foglia di Aloe, deve essere bravo a metaforizzare il mondo perché dall’essere considerato sommo poeta a sommo deficiente è un attimo.

Walt Whitman però è uno dei poeti più famosi di tutti i tempi. E ‘sta cosa qualcuno deve avergliela detta fintanto che era in vita, chessò la moglie, o la sorella, tipo: Walterì, guarda che ‘ste poesie spaccano, alla gente glie piacciono, che devi da fa’? Te la vuoi da’ n’aggiustatina o vuoi annà in giro vestito come un quacchero* qualunque? Mettite ‘na bella camicetta, ‘n cappello come se deve, fatte cresce’ ‘na bella barbona da Ipste che poi tra 200 anni quanno te cercano su Gùgol da’e foto se capisce subbito che eri sommo poeta, no? Da’ retta a Ninetta tua, sù, essi bono…

Dicevamo della fama di Walt. Citato da Robin Williams e la setta dei poeti estinti de L’attimo fuggente. Presta il suo nome ad un cratere di Mercurio. Ritratto sui francobolli. Ispiratore di generazioni di poeti, simbolo di patriottismo e uominismo (come si dice quando vieni additato con “quello sì che è un uomo”?…). Insomma se era uno dei tempi nostri stava da Fazio e da Maria De Filippi ‘na sera sì e una no. O era presidente del consiglio. O entrambi.

Ma che dire della sua opera? Perché tutto questo tergiversare?
Perché immaginate un po’ di prendere un vecchio vecchissimo vinile che tutti indicano come uno dei dischi più belli della storia e di metterlo sul vostro giradischi. Ascoltarlo tralasciando il fatto di avere in mano un disco storico vi sarà difficile, ma facciamo che voi siete così bravi da riuscirci: potreste trovare delle tracce interessanti, spunti poi ripresi a destra e a sinistra da questo e da quello. O potreste innamorarvi all’istante di ogni pezzo e cercare tutte le opere di quell’autore. O potreste trovare interessante la cosa ma un po’ datata. O potreste anche dire che è ‘sto schifo? Così come potreste pure rivendere il disco su ebay e vedere se vi frutta più o meno del rene che vi siete venduti l’anno prima.

Questo per dire che la grandezza di una poesia, come di un componimento qualsiasi, è data anche dalla forza con cui se ne fotte del tempo. Se passati 200 anni quello che hai scritto arriva ad un blogger ignorante che vive in un altro continente significa che, caro Walt, eri bravino, limortaccitùa.

E quindi beccateve ‘sti spicci.

E chi sei tu? chiesi alla pioggia che dolcemente scendeva,
e che, strano a dirsi, mi rispose, come traduco:
sono il poema della terra, disse la voce,
sorgo impalpabile eterna dalla terra e dal fondo del mare,
su verso il cielo, dove in forma indistinta, tutta mutata ma la stessa
scendo a bagnare i luoghi secchi, gli scheletri, gli strati polverosi del globo,
e quanto in loro senza di me germinerebbe latente e non nato.
[…]

Un bambino, offrendomela a piene mani mi chiese: “Cos’è l’erba?”
Cosa potrei risponderti, bambino? Niente di più di quanto tu già non sappia.
Immagino sia la bandiera del mio sangue,
stoffa tessuta della mia verde speranza.
O immagino sia il fazzoletto del Creatore,
un dono profumato, un ricordo lasciato volutamente cadere
che in qualche angolo porta il nome del padrone,
visibile, inderogabile, da chiedere: “Di chi era?”.
O ancora immagino che l’erba sia in sé stessa un bambino,
il figlio generato dalla vegetazione.
O che sia un geroglifico uniforme,
che ha senso germogliando in zone vaste o strette e buie,
crescendo tra gente nera o tra uomini bianchi,
Kanaki, Tuckahoe, Deputati, Arabi
io similmente offro e ricevo.
E adesso mi pare la bella, intonsa capigliatura delle tombe.
[…]

 

Ciao.

 

P.S.
L’edizione che ho letto io, Garzanti, è fica perché ha la poesia in lingua originale di fonte a quella tradotta, e quindi di quando di quando, di palo in frasca, di tram in tandem, potete andare a vedere e sentire come suona poesia originale. E se il traduttore ha tradotto bene o ha scritto il cazzo che gli pareva.

 

*Quacchero non significa quaqquaraqquà come pensavo. E non è nemmeno uno che ha la voce starnazzante come quella di un papero. Bensì è uno che fa parte di un movimento religioso anglo/americano con regole comportamentali molto rigide.

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