It’s so Easy (e altre bugie) – Duff McKagan

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Quand’ero piccolo e tutti mi scherzavano, ascoltavo i Guns N’ Roses.
Chissà se mi scherzavano proprio per questo motivo. Ah, no, è vero: era perché ascoltavo gli Skid Row! Ero un fan di Dave The Snake Sabo, accidenti.
Ma andiamo oltre.
Duff McKagan (così come molti altri nel mondo) ha scritto un’autobiobrafia. L’autobiografia è una cosa che uno scrive pensando che a molti importi della propria storia professionale o privata. Quindi ad occhio e croce devi avere parecche cose da raccontare.
E fino a qui direi che ci siamo.
Quindi dai, orsù, facciamoci forza; e facciamoci anche un GekkDeniels e sfogliamo questo libro RoccheRòll di Chinaski Edizioni che costa come una cena fuori.

Il biografo di se stesso parte forte: ne molla subito una che puoi anche accannare il libro subitissimo e scoattare con gli amici quando è l’ora di raccontare aneddoti, cioè a fine serata, prima dei saluti, dopo il pub, dopo tante birre. In pratica il suo nome ha ispirato la nota birra Duff, quella dei Simpson, visto che all’epoca dei Guns Axl Rose lo ribattezzò Duff The King of Beers. Mica robbetta, insomma. C’è chi ci avrebbe costruito una carriera. Ma lui già ne aveva una: suonava nella band più famosa del pianeta.

Il libro, come dicevo, va spedito: il tipo ora è padre, guarda le figlie adolescenti e ripensa a quando era adolescente lui: una famiglia operaia, un boato di fratelli e sorelle, molte meno opportunità. Il viaggio che racconta è lungo e prima fa la spola tra Seattle e Los Angeles, poi attraversa tutto il mondo. E la colonna sonora, più che dalla musica punk rock, è costituita dall’eroina: amici tutt’intorno che muoiono come mosche.
Ignoranti e molto interessanti le cose che ci racconta il ragazzotto: la genesi dei Guns n’ Roses, la perseveranza nell’inseguimento di un sogno, gli stenti, mangiare quando capita, dormire dove e quando è possibile: tutto ‘nacifra rock and roll.ItsSoEasy1
Gran parte del libro narra ovviamente della storia dei Guns. Di fatto ci si siede con loro nei backstage, si rimediano passaggi in pullman, poi in limousine, in elicottero o con il jet privato. E mi sono accorto di avere, anche se ai tempi li adoravo, grosse lacune di inutile nozionismo spicciolo. Ad esempio ricordavo che Izzy Stradlin era quello che si drogava di più mentre da quello che c’è scritto qui è tutto il contrario. E comunque per drogarsi intendevo bere e fumare, invece questi qui si sono fatti di tutto: cocaina, crack, paste. E le paste non solo la domenica a pranzo, eh… Vedere foto per credere.

Insomma sono bello sono ricco sono famoso ma sono alcolizzato che quasi muoio.
– Ok, ma poi?
Come da protocollo, disintossicazione. Però disintossicazione faidaté faipertré.
– E poi?
Poi mi appassiono all’economia, al combattimento, allo sport.
– Mmmmm, c’è dell’altro?
Sì, sono sempre stato un debole….
– Ah, capisco. Non sai più cosa scrivere?
Eh, sì, faccio fatica.
– E allora chiudila qui…
Va bene, ci butto in mezzo una cosa sulle mie figlie, una su Axl Rose, tutto su mia madre, poco aglio, olio a crudo e sale rosa dell’hiymalaya che fa sempre la sua porca figura.
– Ok, allora ciao eh, stammi bene.
Ciao.

 

Per farla molto breve quindi, l’inizio spacca, la fine è pallosa. Soprattutto perché l’impressione che ho avuto è che il nostro amico Duff si senta protagonista di una storia di speranza, forza di volontà, coraggio e sogno americano. Cosa che è anche vera eh, per carità, ma è che a me il sogno americano mi danneggia il sistema nervoso, proprio.
Mi ricorda quel ciccione di Dusty Rhodes che sale sul ring con il suo body nero a palle gialle.

 

P.S.
Ho comprato il libro perchè una sera mentre rientravo livido dalla palestra sono incappato in due tipi di Radio2 che ne parlavano bene. Ecco, tipi di Radio2, a voi dedico una frase che Eduardo di Filippo rivolse ad un distinto signore che mosso da una forma di altruismo acuta gli consigliò una scorciatoia per sfuggire ai tedeschi, ma che purtroppo gli costò la cattura e la prigionia: non date consigli, quando nessuno ve li ha chiesti. Che poi tradotta in un linguaggio dei giorni nostri e scevrata da tutti i coloritismi sarebbe: fatevi i cazzi vostri.

 

 

 

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