Fare il rap – Taiyo Yamanouchi

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Fare il rap è facile. Anzi, facilissimo.
Prendi una base, te la fai fare da un amico o la tiri giù da youtube. Poi scrivi delle cose, le rappi a tempo, le registri, le carichi sui social: fatto, fine, ciao.
A cosa serve un libro? Cosa può dirci l’autore che noi rapper superfighissimi non sappiamo già? Chi sei tu, Taiyo Yamanouchi, con questo nome bizzarro? Cosa vuoi da me? Com’è finito il tuo libro in casa mia?

Andiamo per gradini, come al solito. Si fatica ma poi si vedono i risultati: Zeman docet.
Intanto possiamo dire che fare il rap è più facile che suonare il violino. E che è probabilmente anche meno scacciafiga. E che farlo è una cosa abbastanza immediata. E che non serve studiare per iniziare. Però sappiamo anche che esiste quel tuo amico che prende la chitarra in braccio al falò e suona qualsiasi cosa “ad orecchio”, mentre tu hai preso lezioni di piano ma se prima non la impari non riesci a suonare nemmeno Tanti Auguri. Quindi aggiungiamo che ognuno ha i suoi tempi, che nessuna cosa è facile in senso assoluto e qualche altro bla bla bla vario.

E quindi ora, adesso, in questo momento, premesse tutte queste ovvietà, un libro può davvero aiutarci a fare il rap?
Vediamo.

Comincio a leggere questo libricino e le mie aspettative vanno subito a puttane. Credevo di avere in mano qualcosa di simile ai videotutorial che l’autore ha fatto per Wired (a proposito, fantastici!) ed invece rimango spiazzato perché mi trovo di fronte ad un vero e proprio manuale, tra l’altro fatto con minuzia e serietà. Tra l’altro anche troppa. Tra l’altro solo dopo un pò, accidenti opperbacco, a forza di aprire e chiudere il libro mi accorgo che esiste il sottotitolo manuale pratico per la scrittura rap che non avevo notato, perché 1) sono svampito e 2) alla copertina, ahimè bruttarella, non credo abbia lavorato Taiyo.

Quindi è un manuale.
Bene.

Il contenuto è vario e completo, con testimonianze di parecchi artisti della scena rap italiana, continui rimandi a pezzi italiani e non, schemi metrici dai più elementari a quelli più complessi, tutte le varie componenti, la stesura del testo, la registrazione, l’improvvisazione. Non dico di più perché non è nello stile di queste pagine approfondire i contenuti ma solo accendere lampadine per invogliare alla lettura.

L’unica sicura pecca che sono riuscito ad individuare è il non aver citato La Sierpe nella sezione Storytelling mannaggia Fudo della Motagna e le Forze di Nanto tutte abbracciate; però dopo aver pianto in angolo mi sono fatto forza e mi sono preparato a scrivere queste righe.

Ordunque.
Leggetelo se vi state avvicinando al rap.
Leggetelo se vi ci state allontanando, perché potrebbe tornarvicisi la voglia.
Leggetelo se credete di sapere un sacco di cose, perché vedrete che non è così.
Leggetelo perché è stato fatto con fastidiosa puntualità.
Leggetelo se avete un blog che parla di libri in modo ipersoggettivo.

Infine, per rispondere alle domande iniziali (1. Chi sei, Taiyo Yamanouchi? 2. Cosa vuoi da me? 3. Com’è finito il tuo libro in casa mia?) posso dire che 1, Taiyo in arte Hyst è un amico attore regista e rapper e personaggio molto ispirato che sa di avere la mia stima, 2, da me non ha mai voluto niente, mi sembra di ricordare, e 3, il suo libro l’ho comprato come è giusto che sia, senza ricorrere ad espedienti vari (elemosina, baratto, minaccia…) come credo si faccia ancora nel mondo squattrinato del rap nostrano. Qui il link al suo sito.

Ciao. Bellalì. Yo! Rispecc!
P.S.

Io ora che l’ho finito lo regalerò a mio nipote, 14 anni, che pare che in gran segreto faccia freestyle telefonico con i suoi amici. E non si sa mai, magari mi diventa il nuovo Vanilla Ice.

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