Mattatoio n. 5 – Kurt Vonnegut

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Questo breve scritto si divide in due brevi parti: una breve panoramica sull’autore ed una breve panoramica sul libro.

Prima breve parte: una breve panoramica sull’autore.

Che Kurt Vonnegut fosse un genio è cosa risaputa anche negli ambienti più infimi del pianeta, tipo chenesò, le sale scommesse. Una volta infatti, mentre provavo a svoltare la mia esistenza compilando una schedina, ho sentito questa frase con le mie orecchie: Noooo, hai preso il due dell’Osasuna contro il Barcellona, come hai fatto? Sei un genio, sei meglio di Kurt Vonnegut…*
Che Kurt Vonnegut fosse un genio inoltre lo sapevano anche i suoi coetanei conterranei, tanto che Donald Leland Cobain chiamò il proprio figlio Kurt, in onore dell’autore.**
Che Kurt Vonnegut fosse un genio lo sa sicuramente anche Daniela Mazzoli, scrittrice e lettrice, che ha lasciato un commento su questo blog fimandosi Kilgore Trout. E mo chi è ‘sto Kilgortròut? Ah, ecco, sissì, ho capito, bene, grazie Google…***
Che Kurt Vonnegut fosse un genio, in sintesi, l’unico a non saperlo ero io. Non sapevo nemmeno che esistesse uno che si chiamava così, proprio. Insomma, io non l’avevo mai sentito nominare in vita mia. Ecco, ci tenevo a dire questa cosa per completare questa breve parte di questo breve scritto intitolata breve panoramica sull’autore.

 

Seconda breve parte: breve panoramica sul libro.

Kurt Vonnegut, che come dicevamo è un genio, vuole raccontare quel fatterello fresco divertente e simpatico che lui a 22 anni si trovava a Dresda mentre la città veniva bombardata e rasa al suolo e che si salvò per miracolo perché era prigioniero in una cellafrigo sotterranea di un mattatoio, da cui il titolo. Il geniaccio decide di alleggerire un così drammatico racconto inventandosi un protagonista longilineo e dinoccolato di nome Billy Pilgrim, soldato per caso, marito per caso, ricco per caso, che viaggia nel tempo e nello spazio contro la sua volontà, cioè per caso. Kurt definisce la sua creatura uno spastico del tempo che suo malgrado rivive continuamente la sua vita, la sua morte, i suoi momenti migliori e peggiori con la filosofia rassegnata di uno che non sa dove si troverà nei minuti a venire, quindi con leggerezza e superficialità, come una fattanza latente: perché così va la vita.

Un racconto bello, amaro, esilarante e disorientante. Leggero e pesante in egual misura. Un capolavoro di stile ed ironia. Una perla. Un’idea così geniale che nemmeno Kilgore Trout (altra creatura di Kurt) sarebbe mai riuscito a partorire, con il vantaggio però che almeno Kurt l’idea l’ha messa giù e scritta benebène.

 

N.I. (Nota ignorante)
Se avete in mente di leggere questo libro prima di “coricarvi” lasciate perdere perché Kurt sfila via le scenografie da sotto i piedi di Billy a ogni porta che apre, a ogni pagina che girate. Quindi se riprendete in mano il libro che avete lasciato sul comodino la sera prima, prima che vi ricordate dove cazzo era andato a finire Billy ci passa un quarto d’ora.

 

Visione di gioco e piedi buoni.
Kurt eroe.

 

Ciao (se non lo leggete siete di Tralfamadore).

* Falso
** Falsissimo (cioè me lo so’ inventato, però magari, boh, chissà, forse…)
*** Verovéro

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