Alta Fedeltà – Nick Hornby

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Certi libri non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E questo perché in Guanda qualcuno ha pensato di fare ‘sta cosa delle bussole, cioè qualche titolo in formato tascabile, appetibile e compatibile magari con il gusto di qualche ragazzo desideroso di orientarsi nel mare libresco. Questo deve aver pensato mia sorella, regalando questo libro al figlio. Che è ‘sta merda? deve aver invece pensato mio nipote, e quindi il libro è finito a casa mia, vicino al suo fratello grande.

Adesso capiamoci: rileggere un libro è una cosa che fanno solo quelli bravi, e quindi è ovviamente una cosa che non ho mai fatto. Ma sai com’è, a volte bisogna provare a superare quei limiti imposti dalla pigrizia mascherata da ho voglia di cose nuove, non ho tempo da perdere a rileggere cose già lette. Oppure, diciamoci la verità, bisogna semplicemente avere tanta voglia di rileggere una cosa bella, una delle prime cose belle che hai letto, una cosa del capo Nick Horby, ovvero colui che ti ha fatto amare la lettura: capitàno, mio capitàno.

Vabbè Nick non è che devo presentarvelo io, lui è il superboss dell’umanità, dove per umanità si intende il lato umano che sta nelle cose, nelle situazioni, nelle relazioni. Guardare, prendere, scomporre, fare ironia. Uno che fa stand-up comedy, senza la scocciatura di dover stare in piedi, e con in più la fortuna di essere cintura nera madrelingua di humor inglese…

È più facile avere i genitori se hai la fidanzata. Non so perché, ma è così. Quando sto con qualcuno, anche mia madre e mia madre mi trovano più simpatico, e sembrano più a loro agio con me; è come se Laura diventasse una specie di microfono umano, qualcuno dentro cui parliamo per farci sentire.

Il libro è fantastico ma io, indovina un po’, l’avevo rimosso quasi del tutto appiattendolo su Febbre a 90, fino a farli diventare una cosa sola. Avevo dimenticato Rob, Laura, la loro storia d’amore, il negozio di dischi, Dick e Barry, le infinite discussioni su chi sia meglio di cosa, una colonna sonora fantastica (certo, con la scocciatura che bisogna cantarsela da soli… – ma vuoi mette’? Marvin Gaye, Bob Marley, Al Green, i Clash, Chuck Berry, Solomon Burke) e anche i pub della zona nord di Londra…

È un pub enorme, il Lauder, con soffitti così alti che il fumo di sigaretta ti si raccoglie sopra la testa come la nuvoletta dei fumetti. Non lo tengono bene, ci sono un sacco di spifferi, i sedili perdono l’imbottitura, il personale è scorbutico, la clientela abituale è terrificante o inerte, i gabinetti sono fradici e puzzolenti, la sera non hanno mai niente da mangiare, il vino è francamente cattivo, la birra frizzante e troppo fredda; in altre parole, è un normale pub nella zona nord di Londra.

Nick con quest’opera lancia un modo nuovo di raccontare le cose, ovvero attraverso le classifiche, che verrà anche sgraffignato qua e là in giro per il mondo, da Fabio Fazio nel suo Il giorno delle zucche, al recentissimo film Top five di Chris Rock (a proposito: che bomba di film).

Insomma, un usato sicuro. Un classico. Una perla. E senza la rottura di cazzo di dover andarsela a cercare in fondo al mare.

Fidatevi altamente.

Bye.

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