Buono Sano Vegano – Michela De Petris

Non è che uno nel 44esimo secolo può ancora pensare che essere vegano significhi mangiare insalata e verdure lesse, essere bianco cadaverico, debole, brutto, malato, psicotico e insopportabile. Mi dirai anzi che bisogna avere una bella tempra perché deve essere una gran rottura di cazzo dover selezionare quello che ti cacci in bocca quando fai una vita che ti porta parecchio in giro e spesso hai una voragine nello stomaco che mangeresti anche il santino che hai in macchina con

La Fattoria degli Animali – George Orwell

Giorgio Orbene viene citato da chiunque voglia fare del “telavevodettismo” spiccio. Come diceva Orwell. Orwell aveva visto giusto. Orwell stava avanti. Orwell de sopra e Orwell de sotto. Addirittura quell’intellettuale barbapadano di nome Matteo postando una foto di suini nell’aia ha voluto lanciarsi in analogie tra i membri del parlamento e i maiali raccontati da Giorgetto. Insomma sto tizio stava così avanti e aveva così capito tutto che pure io, vassallo degli ignoranti, incuriosito tempo fa da un riferimento al

La Confraternita dell’Uva – John Fante

Premessa inutile, potete saltarla. C’era un periodo in cui ero abbonato a Merdaset Pregnum onDimend e quindi avevo quella cosa da ricco dell’onDimend che ti puoi guardare quello che vuoi, dove vuoi, quando vuoi, sempre se vuoi. E così ogni volta che ne avevo voglia, ovvero una volta al mese circa, Che facciamo amore, ci vediamo un film? Vediamo che fanno, va’… accendevo l’onDimend ma c’era sempre lo stesso film, che era Un’Ottima Annata. Anzi non solo lo stesso film, ma

Dov’è finito il mio nome? – Lost My Name

Oltre ad essere un’idea regalo che vi renderà dei supereroi agli occhi dei vostri figli, dei vostri amici, e della comunità tutta, è anche… No, vabè, è solo un’idea regalo che vi renderà dei supereroi agli occhi dei vostri figli, dei vostri amici, e della comunità tutta. Che comunque non è poco. Trattasi di un libro in buona parte customizzabile. Vai sul sito Lost My Name e te lo personalizzi col nome del destinatario, i personaggi preferiti ed eventuali dediche.

Green Game (I soldi e l’erba hanno lo stesso colore) – Fabio Bonaldo

A Frank e a Baltimore gli vuoi subito bene perché in finti conti è proprio bbrava ggente. Sì, lo so: trafficano tonnellate di marijuana nel Mar dei Caraibi, però dài, non è che possiamo stare qui a fare la pulci alle persone, no? Non ergiamoci a giudici trespolati. Non poniamoci al di sopra di altri stili di vita. Non rompiamo le palle alla gente, soprattutto quando la gente è personaggia, quindi non esistente. Ci stanno simpatici, period. Siamo di fronte

Gli Sdraiati – Michele Serra

E niente, mentre sto al Supermercato a comprare pennarelli glitterati per la mia principessina mi accatto questo libro, e insieme prendo anche Pantera di Stefano Benni. Lo compro perché Michele Serra è quello de L’Amaca, quella rubrica dell’Espresso che molti dei miei contatti condividono su Facebook in cui il tizio scrive cose molto sintetiche e molto pregne di significato pesando ogni parola sul bilancino da orefice. Non pago sicuramente poi le rilegge con la lente d’ingrandimento monoculare da orologiaio e le

Pantera – Stefano Benni

Stefano Benni ha scritto Bar Sport. Cioè, veramente, potrebbe campare di rendita e invece continua a scrivere. E scrive cose tipo ‘sto libricino intitolato Pantera. Stefano Benni vorrei essere io. Perché Stefano Benni prende la realtà e nel raccontarla la manipola, la estremizza, la ridisegna a piacimento condendola con immaginazione quanto basta per leggere cose sempre al limite tra parco e lealtà, tra porco e beltà, tra porto e cancan, tra porno e blabla. Vorrei essere Stefano Benni perché fa