Favole Fuorilegge – Nicolai Lilin

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Il termine favole mi va bene, anche se scopro leggendo che era meglio leggende.
Ma fuorilegge perché? In che senso?
Nel senso di vietate? Non mi pare.
Non convenzionali? Forse.
Violente? Crude? Brutte?
Beh, forse qualche favola brutta in effetti c’è, ma andiamo con disordine.

Preamobolo (inutile)
Le storie perchinonlosapesse si rifanno alla tradizione siberiana.
Siberiana perchinonlosapesse significa della Siberia.
La Siberia perchinonlosapesse è quella porzione di Russia in alto a destra: il luogo dove nasce il freddo, diciamo. E lì dove nasce il freddo (ma non quello di Romanzo Criminale, anche se in alcune favole ci sarebbe stato bene) nasce anche l’idea di questo libro, cioè quella di raccontare e tramandare le storie, i miti, le leggende di una terra lontana e di cui in generale si sa molto poco. Terra a cui l’autore è fortemente legato, e che in questo libro vuole omaggiare (e qui ci stava un bene un “perchinonlosapesse” conclusivo).

Postambolo (altrettanto inutile)
Due cose ci porteremo a casa dopo aver letto questo libricino: la prima è che, stando alla tradizione siberiana, Amba (lo spirito della tigre) comanda su tutto. Lui (o lei) è il dio (o la dea) più potente; tutti gli altri mezzi-dei devono portargli rispetto e fargli girare poco i coglioni (o rizzare il pelo, che beer si foglia). Gli uomini poi chettelodiccoaffàre devono stare proprio muti, testa bassa e pedalare, e ogni tanto sacrificare abbacchi e galline (perché so’ senza spine) ma senza accollarsi troppo sennò so’ botte.
La seconda cosa che ci porteremo a casa dopo aver letto questo libro ve la dico dopo (perché stiamo andando con disordine).

Il libro
Ci sono delle storie molto belle in cui si intrecciano sentimenti di amore, lealtà, fedeltà, tradimento, pena, paura, morte e amicizia, dando vita a delle parabole molto potenti. Gli ingredienti sono più o meno questi in quasi tutti i racconti, ma non sempre la storia che viene narrata è interessante, incalzante, avvincente. Anzi spesso non avvince anche se il buono, a.k.a. il retto, a.k.a. il giusto, a.k.a. quello che si ribella al potere dello Zar, quasi sempre vince.

L’autore
Tal Nicolai Lilin, all’anagrafe Nicolaj Verjbitkii (o, meglio ancora, Николай Вержбицкий) è un autore di cui vi parlerei molto volentieri se io fossi uno bravo che ha letto i suoi libri. Ma essendo io uno ignorante come la catena arrugginita di un’altalena rotta in un parco giochi abbandonato di un paese fantasma, so solo che oltre a fare lo scrittore è anche un tatuatore. Ovviamente predilige temi e soggetti allegri, come la Siberia comanda, tipo quelli qui sotto. E tra teschi, coltelli e pistole ecco che spunta la seconda cosa che grazie a questo libro ci portiamo a casa: la madonna armata. Icona di rara bellezza ed intensità e santa protettrice dei criminali (i ben informati raccontano che in Siberia pagando molto alcuni monaci-pittori, questi ti disegnavano un’immagine sacra con il soggetto che desideravi e quindi chi disponeva di grosse quantità di monete siberiane, tra cui i criminali, appunto, si faceva mettere in prima persona nel dipinto, corredato di armi, tatuaggi, optional e accessori). Questa icona viene rispolverata e tirata in ballo da Lilin e ne diviene praticamente un marchio di fabbrica, tipo: ma chi, Lilin? Quello che disegna le madonne coi fucili a pompa?

Un libro con infamia e con lode, che può piacere o no, ma che di sicuro apre una finestrella cigolante su un mondo che affascinerà soprattuto gli stomaci forti. A me sono piaciute alcune storie, alcuni messaggi che ci sono dietro, alcuni disegni, ma io non faccio testo perché il mio stomaco è debole: infatti la mattina prendo i fermenti lattici.

Ave maria,
arma plena,
criminali te salutant.

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