Ignoranti (l’Italia che non sa, l’Italia che non va) – Roberto Ippolito

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Questo libro qui è interessante.


Ma alla stessa maniera in cui è interessante, è poco leggibile.


E poi c’è un altro problema.


Il libro è interessante perché scarica una vagonata di merda addosso ai concorsi pubblici, a chi li prepara, a chi li gestisce, e di riflesso, a chi vi partecipa. Altra merda addosso alla politica, ai tagli alla cultura, alla scuola, all’Università. Fucili a pallettoni che sparano merda ovunque.

Le premesse quindi ci sarebbero, che problema c’è?

La forma.


La forma è il problema. Tutti paragrafetti del cazzo che sembrano post che l’esaurito di turno fa su Facebook o su Twitter. Roba da Grammar Nazi. All’inizio piace, ma poi è tutto così, stesso ritmo, stessa flemma, direi. Illeggibile.

Ma c’è un problema ancor più grande.


Il libro è del 2013, quasi 10 anni fa. Analizza i dati tra il 2010 ed il 2012. Dati che ora sono cambiati, magari migliorati, forse peggiorati, sicuramente diversi.

Che senso ha? Perché?

Colpa mia che non mi documento mai prima su cosa cazzo sto comprando.

Però, il concetto, dico: un libro non dovrebbe essere una cosa che tu consegni all’eternità? Non dovrebbe essere sempre valido – anche tra cent’anni? E allora, che senso ha? Non avrebbe dovuto, forse, avere la forma di una rivista, un allegato al Sole24Ore, chenesò…

Che poi, egoisticamente: se i dati sono vecchi di 10 anni, io non posso nemmeno usarli per una discussione al bar!


Soldi buttati nel cesso, veramente…

Ciao, gente colta.

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