La Confraternita dell’Uva – John Fante

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Premessa inutile, potete saltarla.
C’era un periodo in cui ero abbonato a Merdaset Pregnum onDimend e quindi avevo quella cosa da ricco dell’onDimend che ti puoi guardare quello che vuoi, dove vuoi, quando vuoi, sempre se vuoi. E così ogni volta che ne avevo voglia, ovvero una volta al mese circa, Che facciamo amore, ci vediamo un film? Vediamo che fanno, va’… accendevo l’onDimend ma c’era sempre lo stesso film, che era Un’Ottima Annata. Anzi non solo lo stesso film, ma la stessa scena dello stesso film. Un Russel Crowe in sovrappeso che girava intorno a questo tavolo di un agriturismo toscano o umbro, con un tot di gente spensierata che mangiava, beveva, si divertiva ed aspettava il concerto di Sting per pochi intimi.
Ecco, fine della premessa.

Quindi quando il mio amico Lorenzo mi ha consigliato questo libro, dal titolo e dalla copertina così evocanti convivi intorno a tavoli pieni e vuoti di bicchieri pieni e vuoti, io mi sono immaginato subito Massimo Decimo Marzemino senza quell’espressione sorniona del film e dedito invece a riempire l’aria con dialoghi stracolmi di ignoranza pronunciati a voce altissima da lui e dai sui commensali sguaiati sommersi da mosche ed insetti e dall’inevitabile mosto selvatico. Non era così purtroppo, me misero, me tapino.

Il libro comincia invece con delle utilissime informazioni su vita, opere, parole ed omissioni del defunto autore che non capisco perché debbano stare in capo alla storia, prima del piatto principale. Sarebbe stato meglio metterle alla fine, o meglissimo sarebbe stato ometterle proprio visto che tanto Google è in tutte le case. Ma questo è un dettaglio.
La cosa brutta assai invece è la prefazione  di Vinicio Capossela. Cioè, ammettiamo pure che una prefazione serva a qualcosa, tipo creare apettativa, dare credibilità, introdurre in un mood specifico. Lo ammettiamo? Ok, ammesso (tanto è per finta, lo sanno tutti che la prefazione non serve a un cazzo…). Bisognerebbe però far scrivere una prefazione almeno a qualcuno che non faccia uso di acidi subito prima di battere al computer. Qualcuno che non abbia bevuto già tutta la confraternita. Cioè, ma chi ha voglia di leggerti Vinni DePù? Ho comprato il libro di un altro. Se volevo leggere te compravo te. Aria, sù, dai, fai il bravo.

Poi finalmente comincia il romanzo. Ma ‘na faticaccia prima…..

La storia è tutta intorno al padre del protagonista che poi è il vero protagonista. Perché lui sì che è un uomo vero che fa un lavoro duro da uomo vero e infila la banana in tutte le femmine che trova come fa un uomo vero e si ubriaca con gli amici come fa un uomo vero. Invece il protagonista che poi non è il protagonista perchè lui non è un uomo vero in quanto non tradisce la moglie (anzi, la tradisce), non si ubriaca (anzi, si ubriaca), e fa un lavoro non da uomo vero (lo scrittore, pensa tu…) è invece un mezzo uomo buono solo a piangere. Che è proprio la cosa che gli uomini veri non devono fare mai. Ecco lui alla fine piange e va a mangiare da mammà. Cioè parte scrittore figo con la casa in riva al mare e la moglie bbona e vogliosa e finisce che scrocca pranzi e cene alla madre e piange e si strappa i capelli in grembo al padre.

John Fante di Bastoni scrive bene, bello diretto ed ignorante come piace a noi dell’Accademia della Cosca. Però la sensazione è quella che hai quando stai ascoltando un disco che è sì bello ma non bellissimo, e allora quando lo dici agli amici che il disco era bello sì ma non bellissimo quelli ti dicono Eh, ma tu hai ascoltato solo quello? E certo che non ti piace! Non lo hai capito fino in fondo. E non potrai mai capirlo se non ti ascolti prima il disco prima… E la cosa terribile è che in cuor tuo lo sai che se ascolti il disco prima e ancora non capisci poi devi ascoltarti il disco dopo, il disco durante, il disco postumo, le bonus track negli album degli altri e tutto il discobolo. E quindi ecco perché lei, signora Longari, cadendomi sul pisello, mi aveva messo le info sulle opere di Fante in bella mostra ad inizio libro.
La colpa è stata mia che non ho capito subito.
La colpa è mia che sono ignorante.

Quindi, per chiudere, non lo so se mi andrò a cercare Chiedi alla Polvere e tutti i pezzi della saga su Arturo Bandini per poi avventurarmi fino a Torricella Peligna col mio amico Lorenzo per scoprire tutti i segreti del perché in realtà il padre dello scrittore era il Padre, ma lui figlio non era il Figlio, e nemmeno lo Spirito Santo.

Non lo so.
Credo che chiederò consiglio (alla polvere, magari).

 

Ciao.

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