Diario di una schiappa – Jeff Kinney

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Le maestre di terza elementare quest’anno sono chiaramente in cerca di beatificazione visto che non assegnano i compiti per le vacanze. Quella di Italiano però vuole di più – lei cerca la santificazione – e allora chiede ai ragazzini di leggere almeno un libro, fornendo anche un elenco di libri da cui scegliere, nel caso in cui si avesse poca fantasia o, come più che plausibile, nessun libro in casa.

Tra i titoli che la maestra consiglia conosco solo Piccole Donne e Diario di una Schiappa. Mia figlia sceglie subito la Schiappa ma a me ‘sta cosa della Schiappa non piace e allora dalla pila dei libri che ho in coda prendo Abbaiare Stanca di Daniel Pennac (in realtà lo faccio solo per fare il coatto perché tra me e me penso: se vai daa maestra e glie dici che te sei letta un libro de Pennac quella come minimo te mette dieci, a prescinde’...). La otto/novenne prova a leggerlo ma dice di non riuscirci, che non lo capisce; e in realtà devo darle ragione perché all’inizio ci vuole un po’ per mettere insieme i pezzi, è il cane che racconta, chiama gli altri con dei soprannomi, diciamo che la storia non comincia con C’era una volta, ecco (mannaggiatté, Danie’!..).

Quindi si ritorna sulla Schiappa, simpa-libro scritto su fogli a righe per ricreare la sensazione del diario, font all’inglese, disegnetti essenziali tipo quelli de La Settimana Enigmistica – nasini e nasoni, occhi fatti come due puntini, piedi come patate, gambe che non si incontrano mai (poveracce…) – e dialoghi nei balloon scritti in maiuscolo.

Divertente per quel che ho avuto modo di apprendere, perché più volte sono stato chiamato con un Nooo, papà, non puoi capire che è successo e roba così, il libro le è piaciuto al punto che ci siamo dovuti subito affrettare a reperirne un altro della stessa serie, guardandoci bene stavolta dal non comprarlo. E alla luce di quel pasticciaccio brutto accaduto leggendo il libro successivo (titolo: Si salvi chi può) abbiamo fatto benissimo a tenerci i soldi in saccoccia.

Qui sotto due righe scritte in fretta e furia dalla lettrice, tanto per togliersi il papà insistente dalle palle.

Ciao, schiappe.

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