La Fattoria degli Animali – George Orwell

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Giorgio Orbene viene citato da chiunque voglia fare del “telavevodettismo” spiccio.
Come diceva Orwell.
Orwell aveva visto giusto.
Orwell stava avanti
.
Orwell de sopra e Orwell de sotto. Addirittura quell’intellettuale barbapadano di nome Matteo postando una foto di suini nell’aia ha voluto lanciarsi in analogie tra i membri del parlamento e i maiali raccontati da Giorgetto.

Insomma sto tizio stava così avanti e aveva così capito tutto che pure io, vassallo degli ignoranti, incuriosito tempo fa da un riferimento al più famoso 1984 ad opera di Mezzosangue, ho pensato bene di leggermi qualcosa. E con la scusa del “loleggoamiafiglia”, a cui ho aggiunto la scusa del “sonomenopagine”, sommato alla scusa del “sicuramenteèmenopesante”, ho preso La Fattoria degli Animali.

Ho cominciato a leggerlo alla puera al momento dell’addormentamento ma purtroppo mi è sembrato da subito troppo truce per ispirarle sogni dorati, anche se va detto che comunque ella si lasciava cogliere dal sonno verso la metà del discorso iniziale dell’anziano e sovversivo nonché griffatissimo maialone. Cioè alla prima pagina.

La storia la sanno tutti e anche chi non la sa può facilmente ipotizzarla. I maiali guidano la rivolta contro l’uomo e salgono al potere sbandierando ideali di uguaglianza tra tutti gli animali, salvo poi modificare ogni regola a loro piacimento. Particolarmente carino è il lavoro affidato all’abile portavoce che ha il compito di rassicurare il popolo sulle buone intenzioni ed i nobili fini della classe politica al potere, trovando modi sempre nuovi (ma sempre uguali) per confezionare l’inculatura.

Dicevamo che la storia è molto semplice ma inserendola nel contesto storico dell’epoca in cui Giorgio la scrisse assume ben altra rilevanza. Difatti il satirico racconto fu censurato perché in modo troppo palese andava a criticare il modello sovietico. Non sono in grado di aggiungere altro perché non so se lo sapete ma io la storia non l’ho mai potuta studiare con continuità perché mi morì il professore e lo presi come un segno, un avvertimento a tenermi alla larga da alcuni contenuti. Mi dedicai quindi all’educazione fisica con discreti risultati. Sono quindi molto più preparato nel salto in lungo o nella corsa ad ostacoli. Semmai voleste un giorno chiedermi misure e peso del testimone della staffetta, fate pure.

Bel libro.
Bravo Giorgio, anche se in realtà ti chiami Enrico Arturo.

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