Residenza Arcadia – Daniel Cuello

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La testa mi dice che quello che ho appena letto è un bel libro, ma la pancia continua a borbottare insoddisfatta, affermando che non molto le è rimasto di questa graphic novel. Sono passati giorni, ma i battibecchi tra le uniche due forme di comprensione di un testo che conosco continuano.
Più o meno così:

PANCIA: Cuello se la pìa comoda: ‘na pagina pe’ fa’ ‘na rampa de scale, ‘na pagina pe’ fa’ ‘na foto a ‘n vasetto de basilico, ‘na pagina de qua, ‘na pagina de là, alla fine ner libro che visto da fuori è spesso come il Vangelo di Matteo e un pezzo de quello de Giovanni c’è solo gente che sale e scenne ‘e scale e spia dallo spioncino che a quanto ho capito serve “apposta per appostarsi” e spiare.
CAPOCCIA: E se fosse ‘na metafora daa vita? Cioè che ‘a vita è fatta a scale, chi le scenne e chi le sale?
PANCIA: Poèsse.
CAPOCCIA: E se tutto er monno è paese, ovvero, se er monno riesce a strignese tanto da diventa’ paese, allora poèsse pure condominio. Er condominio diventa quindi la prima forma de società: gente che ‘nse conosce e se ama, se odia, se allèa, se riga le macchine…
PANCIA: Poèsse anche questo, ‘nfatti.
CAPOCCIA: E poi niente è come sembra, nun te pare? Quello che sembra simpatico si scopre essere un testadicazzo e quello che sembra essere un paladino in realtà è un malandrino. Ci sono cose che non vediamo, altre che ipotizziamo, altre ancora su cui ci impuntiamo, mentiamo, bariamo.
PANCIA: Sì, vabè, ok, allora bravi tutti, bravo Cuello, bravo Cuell’altro, brava Bao (brava pure ‘a boiserie…), però er libro intanto è finito e io non l’ho capito. L’ho anche risfogliato ma niente. Addirittura c’ho riflettuto un po’ sù ma niente proprio: non l’ho capito. Pensa, cara Capoccia, che ho fatto ricorso agli “specialisti”, siti forti, gente in gamba, che sa il fatto il suo e anche il fatto degli altri, e sono andato su questa pagina e anche su quest’altra: ho letto questi due articoli zeppi de paroloni e riferimenti a Raimondo Vianello, David Lynch, Emanuele Fior, Jacques Tati, Sylvain Chomet (molti dei quali va’ a capi’ chi cazzo sono) ma niente. Nessuno me spiega che ci fa la gente con lo smartphone in un’epoca passata. Perché c’hanno lo smartphone? Eh, Capoccio’, che dici? Che c’entra la tecnologia con la gendarmeria, eh?


CAPOCCIA: E se il romanzo non fosse ambientato nel passato, ma in un’epoca parallela, tipo? Un’epoca monopartitica, dittatoriale, alternativa a quella attuale?
PANCIA: Embè, e la dittatura me lascia lo smartphone? Me pare ‘na forzatura. Pe’ non di’ ‘na cazzata, proprio…
CAPOCCIA: Eh, ma allora tu non capisci…
PANCIA: Io lo so che non capisco. Spiegame tutto tu, Capoccio’….
CAPOCCIA: Io ti lascio lo smartphone, l’illusione di libertà, l’illusione dell’informazione libera, l’illusione de esse’ cittadino del mondo, e poi controllo i contenuti a cui accedi, sorveglio le tue conversazioni, ti controllo. Lo smartphone è la chiave de tutto: è come il microchip che tanto si vedeva nei film sul futuro. Inoltre è meno invasivo e più efficace.
PANCIA: M’hai mezzo convinto. Passi quindi il regime. Però tutta ‘sta lentezza, la ripetitività delle scene? Quella che arriva a casa e se leva i tacchi. Ho capito che se leva i tacchi, non è che me lo devi fa’ vede’ dieci volte. Anche perché poi m’aspetto che quei tacchi prendano parte all’azione, chenesò, che a ‘na certa i tacchi si piantano in testa a qualcuno…
CAPOCCIA: So’ vecchi, che vuoi che scendono le scale co’ lo skateboard? So’ abitudinari, so’ intransigenti, quindi le scene si ripetono, spiano le mosse degli altri, le criticano, difendono il loro metro quadro di spazio, ‘n pratica.
PANCIA: Tipo quello che è nuovo = male, diverso = male, eccètera?
CAPOCCIA: Lo vedi che se aspetti un attimo, se ti impegni…
PANCIA: Capo’…
CAPOCCIA: Eh…
PANCIA: La stai a fa’ troppo lunga. Ma che se disegna così ‘n cane? Ma che se disegna così un gendarmo, un gendarma, comecazzosechiama?..
CAPOCCIA: A Pa’…
PANCIA: Eh…
CAPOCCIA: Ma vaffanculo, va’.
PANCIA: Tu e treqquarti daa palazzina Arcadia.
CAPOCCIA:
PANCIA:
CAPOCCIA:
PANCIA: Che c’è pe’ cena?
CAPOCCIA: Boh, guarda Cuello che c’è in frigo…

 

Fine
Musichetta allegra e titoli di coda a sfumare.

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