Zlatan (un viaggio dove comincia il mito) – Paolo Castaldi

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Allora intanto Zlatanone nostro compare nella definizione della parola IGNORANZA, fondamento di questo blog, quindi tu che scrivi un fumetto su Ibra già mi piaci. Poi leggo su Twitter che il tuo fumetto è scaricabile aggratis, e allora mi piaci ancora di più. Poipòi leggendo il fumetto vedo che ti ci sei infilato e che assomigli a Primo Brown, e alloraallòra mi piaci ancora di più. E infine cali il settebello quando, all’improvviso, te ne esci così:

Quindi per ricapitolare: 1. mi regali il tuo libro*; 2. il libro che mi regali è su Ibrahimovic, simbolo di genio ed ignoranza; 3. assomigli a Primo Brown; 4. tifi Napoli. Paolo Castaldi, ascoltami: anche se ti chiami come il pittore che mi ha fatto dei lavori di merda a casa**, io ti voglio bene, sappilo.

Insomma Paoletto nostro prende la funicolare da Quarto Oggiaro e attracca al porto di Malmö, per proseguire il suo viaggio nel quartiere Rosengård, la cosa più lontana dalla Svezia che c’è in Svezia. Va a visitare i luoghi dove Ibra è cresciuto, i luoghi che lo hanno reso il personaggio che conosciamo tutti: potente, arrogante, sbruffone, testardo, genio, campione***.

L’analisi è ben fatta, Paolo dimostra di sapere di calcio e di saperne parlicchiare (cosa non facile), appoggiandosi ogni tanto sia a volumi che sono un po’ l’ossatura del narratore di calcio (“Splendori e miserie…” di Galeano, ad esempio) sia ad opere meno famose (almeno per me che sono ignorante come uno che si lecca le dita per non godere a metà – maperò ai tempi del CoronaVirus) come La vita è una pallone rotondo di Vladimir Dimitrijevic. Paoletto chiarisce così sia alcuni aspetti peculiari del calcio balcanico sia altri della Svezia che a noi italiani appare sempre alta, bella, bionda e da montare.

Insomma un lavoro fatto bene, che si legge in poco tempo ma non per questo lascia cose al caso. Ed inoltre è scritto con quella credibilità di chi ha i piedi ben piantati a terra che a me piace trovare nei fumetti, da Gipi a Zerocalcare, a chissà quanti altri che io non conosco per i motivi di ignoranza già accennati.

Un bel viaggio, un po’ diario e un po’ di aria.

Ciao.

* Mo io non lo so quanto è merito dell’autore e quanto della casa editrice, però ecco: il libro l’ho scaricato aggràtis dal sito della Feltrinelli.

** In realtà il mio pittore di fiducia non è che ha fatto proprio un lavoro così terribile, ma è stato più superficiale di altre volte ed il risultato dopo qualche mese è venuto fuori. Questo lo dico perché magari Paolo legge il mio blog e poi viene a scrivermi FACCIADIMMERDA con la marzocca sul muro di casa.

*** Si narra che sulla spiaggia di Miami un suo fan si avvicini timidamente per chiedergli una foto e lui molto gentilmente si presti. Allora quando il ragazzo si avvicina al gigante e fa per abbracciarlo, mettendosi in posa per farsi scattare la foto, il colosso lo guarda e gli dice: don’t touch me, I’m not your girlfriend. Numero uno.

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