La luna e i falò – Cesare Pavese

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Lo leggete anche voi nella foto qui sopra che c’è un’introduzione dei Wu Ming, vero? No, perché uno prende il libro in mano, dice: Madonna oh, non ho mai letto niente di Pavese, so’ proprio un animale… E poi, guarda, anche i Wu Ming ne parlano bene, vabbé lo compro, devo per forza colmare alcune lacune, non posso fare finta che il ‘900 non sia mai esistito…


Poi uno il libro non è che se lo legge subito.

Un libro uno lo compra, lo mette insieme con gli altri, lo fa ambientare un po’, lo presenta agli altri: ragazzi, lui è un libro di Pavese… Ciao, libro di Pavese, io sono Frankenstein, un libro di Shelley… ciao, io invece sono Sex Out, un saggio di Schmid… siamo qui su questo scaffale da mesi…. mettiti comodo, parlaci di te….


Ma poi invece bum!, arriva il suo momento. Ed eccoci qua. Comincio a leggere il romanzo che per sua e mia fortuna è ben diviso in capitoli brevi, due o tre paginette alla volta, ma faccio un fatica bestiale perché lo leggo in contemporanea con Maschio Bianco Etero di Niven, e mentre Cesaretto di qua parla di campagna, di beni, di orto, di fatica, di dopoguerra, di fame, di stenti, di nulla che però sembra tutto agli occhi di un bambino, di là Niven parla di fama, sesso, soldi, droga, rock and roll e fast cars.

E insomma fatico. E arranco.

Il Valino…

Nuto…

il Belbo…

Arranco e fatico.

E allora cerco consolazione nelle note in fondo, magari mi aiutano a capire meglio quello che sto leggendo, mi aiutano a leggere, proprio. Potrebbero forse dirmi quello che già sospetto: cioè che devo leggere lentamente, perché il racconto è lento – e io vado di corsa. Però niente, le note sono illeggibili, un insieme di corsivi e virgolettati che nemmeno il Devoto Oli.

Poi però in extremis mi ricordo dell’introduzione dei Wu Ming e cerco conforto. Lo faccio per rispetto, per non lasciare un libro a metà, per cercare uno stimolo che mi invogli a finirlo: i Wu Ming mi aiuteranno (ma quale dei Wu avrà scritto l’introduzione, 1 o 2, penso, mentre la cerco…). E niente. Non c’è. Come fa a non esserci? C’è scritto in copertina! Poi giro il libro e penso, no vabbé, non può essere, e invece è proprio così. Ecco a voi l’introduzione cantata in copertina:

Fine, sipario.

Anzi, un’ultima cosa. Il libro è sia Einaudi che Mondadori, come può essere? Fuori è Einaudi, come vedete dalla foto, ma dentro è Mondadori (non ho foto – ve dovete fida’). Fuori croccantissimo, dentro morbidissimo, una cosa così.

Boh, miss tero…

Ciao.

3 comments

  1. Da pavesiano, capito qui per caso, leggo e anch’io dico: ohibò. Nella mia copia l’introduzione c’è, sono le prime diciassette pagine del libro, numerate I-XVII. È intitolata «In quell’anno, dissi ero ancora in America. La luna e i falò, la Resistenza perduta e il riscatto di Cesare Pavese». Se la tua copia è difettosa, meglio restituirla in libreria.

    1. Ciao Andrea, purtroppo l’ho preso in una sorta di casalinghi (RisparmioCasa, EuroPlanat, non mi ricordo…) in una cesta in avancassa e non credo di poterlo restituire. Anche la tuia versione è sia Einaudi che Mondadori? E poi dimmi: mi avrebbe aiutato nella lettura?

  2. No, nella mia copia c’è scritto solo Einaudi (comunque l’Einaudi è parte del gruppo Mondadori). Sì, ti avrebbe aiutato parecchio.

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