Dov’è finito il mio nome? – Lost My Name

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Oltre ad essere un’idea regalo che vi renderà dei supereroi agli occhi dei vostri figli, dei vostri amici, e della comunità tutta, è anche… No, vabè, è solo un’idea regalo che vi renderà dei supereroi agli occhi dei vostri figli, dei vostri amici, e della comunità tutta. Che comunque non è poco.

Trattasi di un libro in buona parte customizzabile. Vai sul sito Lost My Name e te lo personalizzi col nome del destinatario, i personaggi preferiti ed eventuali dediche. E con una spesa che non mi ricordo bene ma tutto sommato contenuta crei qualcosa di unico e magico. E di buona qualità dal punto di vista dei materiali.

Il libro non viene prodotto in italia ma in Inghilterra, paese contenente una popolazione che per il 52% ci disprezza ma da cui abbiamo importato e continueremo ad importare molti prodotti per l’infanzia, tra cui cartoni con protagonisti maiali, altri cartoni con protagonisti elfi e fate, e filmati girati su verdi colline abitate da quattro non meglio specificati televisori cicciotelli colorati ambulanti e mal parlanti.

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Dicevamo che il libro viene da oltremanica ma è ben tradotto. Non come le mail di phishing che riceviamo quotidianamente in cui tale Sharon “cerca per amicizia per andare con e ottenere sdraiati”. È ben tradotto ed è tutto in rima. E le rime, anche se ovviamente semplici, sono però in gran parte meno idiote di quelle di molti rapper nostrani.


Eh, sì, bravo, eccone n’artro! Se fa presto a dì molti rapper… se vuoi esse un blogger scomodo devi fa i nomi, sennò so’ boni tutti…. Sai, non so da dove esca la tua voce, e poi sbagli gli accenti e gli apostrofi, però hai ragione. Mi riferivo per esempio a Fabri Fibra. Ah, e capirai… Fabri Fibra è anziano, è finito…. Devi fa er nome de uno contemporaneo…. Devi annà a disturbà qualche personaggio scomodo… No, è che, sai, stavo parlando di un libro per bambini, non mi pareva il caso… E’ sempre il caso!.. Vabè, lo terrò a mente per la prossima volta, ok? Ok, bro. Nun devi esse timido.


La storia comincia quando un giorno all’improvviso il nome sulla cameretta del/la malcapitato/a magicamente scompare e lui/lei, dopo un leggero sconforto (dov’è finito il mio nome? come mi chiamo? dove abito? chi sono in realtà? potete anche torturarmi, non vi dirò mai niente..!..), parte alla ricerca del nome scomparso che viene ricomposto lettera per lettera in una magica avventura piena di magica magia. La faccenda finisce (come per magia) quando il nome è stato ricomposto, ci siamo ricordati chi siamo, da dove veniamo, ed i buffi che abbiamo.

Volendo muovere una poco magica critica, si può eccepire che forse la trama avrà poco impatto emotivo sul pargolo che non ha il nome appeso sulla porta della propria stanza, o sul pargolo che non ha affatto una stanza tutta sua, eventualità che non viene mai presa in considerazione dagli sceneggiatori mondiali, che invece ambientano le loro fantasie in case di metrature improponibili fatte di legno e mattoncini, assolate, piene di finestre enormi e posizionate nel cuore di Manhattan o a Long Beach.

Il mio pensiero illuminante finale e fanale quindi è: più camerette, meno balconi. Che tanto su quei balconi non ci entra nemmeno lo stendino.

Ciao.
Ma non un Ciao normale: un Ciao magico. O un Ciao Piaggio per un magico viaggio.

Vabè, addio.

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